EMDR ad Ancona: come ci si sente a convivere con la depressione

Spesso la parola depressione ci spaventa, la consideriamo come una malattia che ci cade addosso, una sorta di corpo estraneo che si impadronisce di noi e ci impedisce di vivere “normalmente” come tutti gli altri.

Molte donne in gravidanza temono l’arrivo improvviso della depressione post-partum come se quest’ultima potesse colpirle improvvisamente senza alcun rapporto con il loro stato d’animo precedente e la storia personale.

In realtà tutti ci siamo sentiti tristi nel corso della nostra vita in molteplici occasioni: la fine di un rapporto affettivo importante, il mancato raggiungimento di un obbiettivo professionale, la malattia di una persona cara, ma non per questo abbiamo pensato di soffrire di depressione.

Provare tristezza nelle situazioni sopra menzionate non è indice di malattia, ma di salute psichica, perché è nella fisiologia della psiche provare dolore in un contesto di perdita o di empatia per la sofferenza altrui.

Si parla di depressione quando la tristezza pervade l’intera vita dell’individuo per lunghi periodi durante i quali nessun evento positivo e gioioso riesce a scalfire lo stato d’animo negativo.

Tale condizione appare fisiologica in caso di situazioni traumatiche gravi, come nel caso di un lutto complesso (perdita di un figlio, ad esempio).

Il DSM V (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali versione quinta) definisce il disturbo depressivo come “depressione maggiore “ e stabilisce i criteri che debbono essere soddisfatti perché si possa ricorrere a tale diagnosi.

Come tutte le classificazioni psichiatriche si tratta di definizioni stabilite da comitati scientifici che periodicamente si incontrano per aggiornare il manuale, al fine di condividere un linguaggio diagnostico comune a tutti gli operatori del settore. Dunque il DSM ha carattere convenzionale e non può essere utilizzato in modo rigido, matematico.

Essendo gli individui unici e irripetibili, lo stesso disturbo acquista caratteristiche molto differenti da un soggetto all’altro, e per poterlo comprendere (elemento basilare per la cura) è necessario avere un quadro completo della personalità, all’interno della quale l’elemento depressivo prende corpo.

Come ci si sente quando si vivono momenti di depressione ferma restando la variabilità soggettiva?

L’umore depresso si manifesta con la sensazione di non riuscire più a provare momenti di piacere, nulla suscita interesse, desiderio. Il modo interno è funestato dalla sensazione di vuoto, come se vagassimo nel nulla infinito, e come se da quello stato d’animo non esistesse via d’uscita, da ciò scaturisce uno stato d’ansia continuo.

Nei lutti persistenti e complicati, l’angoscia è legata alla paura di non riuscire a vivere senza il defunto, il cui pensiero è continuo e persistente; spesso compaiono sensi di colpa per non aver potuto impedire il decesso (specie negli incidenti, catastrofi, perdite cruente).

Emergono sensi di impotenza, accompagnati alle immagini più drammatiche del momento della perdita, rabbia, perdita di senso della propria vita e disorientamento per il sovvertimento delle chiavi di lettura della realtà utilizzate fino a quel momento.

Ciò si verifica in particolare quando avviene la morte di un figlio: sopravvivere alla prole è un’esperienza innaturale che suscita nel genitore un forte senso di colpa.

Tornando al vissuto depressivo esso si accompagna ad una visione pessimistica della realtà, in cui nulla potrà migliorare e le proprie capacità vengono percepite come estremamente limitate, tanto che non consentiranno di risolvere alcun problema.

Insieme alla sensazione di non valere, spesso compare quella della colpa, sia nei confronti dei problemi creati agli altri sia nei confronti delle proprie difficoltà (“se sto male è solo causa mia”).

Talvolta questa convinzione viene anche rinforzata dalle persone vicine che, credendo di aiutare la persona sofferente, la spronano ad uscire dall’umore depresso con un atto di volontà o pensando a chi ha problemi più gravi. (“Tirati su! Pensa a chi ha una malattia terminale”)

In questo stato di apatia, i rapporti con gli altri diventano insignificanti, cessa qualunque motivazione alle frequentazioni, come se nell’isolamento sociale si individuasse una sorta di situazione protettiva: non bisogna sforzarsi ad interagire o mostrare interesse. Anche la cura di sé diventa irrilevante, fino al punto da trascurare anche l’igiene personale.

Anche il corpo vive uno stato di disagio: alla depressione si associa uno stato di stanchezza cronica, che talvolta sfocia in un rallentamento motorio. L’appetito può aumentare o diminuire e spesso compaiono disturbi gastro-intestinali. Inoltre, si possono verificare mutamenti del sonno sia in aumento che in diminuzione.

emdr-ancona-e-attacchi-di-panicoPsicologi EMDR in Ancona