EMDR ad Ancona: il suo ruolo nella gestione dei fatti di Corinaldo

I fatti di Corinaldo hanno toccato tutti molto in profondità:  le centinaia di giovani presenti nella discoteca, i parenti dei defunti, i soccorritori, gli abitanti dei paesi e delle città (piccole) in cui risiedono le famiglie dei deceduti e dei feriti. Ma non solo.

Chi di noi non ha avvertito un senso di sgomento nel pensare che cinque delle persone morte erano ragazzini di 14-16 anni  ed tutto mentre stavano in una tranquilla discoteca per adolescenti, lontana dai luoghi “dello sballo, adatta anche alla undicenne la cui madre non si è salvata.

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Questo mio intervento vuole fornire un aiuto a gestire le sensazioni di disagio che spesso accompagnano eventi drammatici come questo. Vorrei porre alcuni quesiti, chiedendo di rispondere facendo riferimento al periodo successivo all’8 dicembre.

  • Vi è capitato di avere flashback (cioè delle immagini che compaiono all’improvviso) della situazione della discoteca perché eravate presenti  o perché le avete viste alla televisione o le avete sentite raccontare?
  • Vi è capitato di notare una certa difficoltà a prestare attenzione e a concentrarvi? Di avvertire pensieri negativi, umore depresso, senso di tristezza e disinteresse per quello che vi accade?
  • Vi è mai successo di avvertire sensi di colpa o pensieri collegati a questo per il fatto di essere sani e salvi mentre altri giovani non ci sono più?
  • Vi è capitato di avere disturbi come mal di testa, di stomaco, vertigini, tachicardia difficoltà a respirare?
  • Avete notato in voi una facile irritabilità? Nonostante i tentativi di pensare ad altro la mente tornava spesso agli eventi della discoteca? Quando si parlava dell’incidente o comparivano servizi alla televisione sui fatti di Corinaldo cercavate di allontanarvi o di concentrarvi su altro?  

Tutti questi disagi che vi ho elencato compaiono normalmente quando ci troviamo in una situazione che  è innaturale perché si tratta di una situazione traumatica, cioè di una circostanza in cui temiamo di perdere la vita oppure lo temiamo per persone a noi care, sentiamo a rischio la nostra incolumità fisica o  quella di persone che sono a noi vicine.

Sperimentiamo sensazioni di paura impotenza, perdita del controlloProviamo rabbia e disperazione perché ci sentiamo vulnerabili ed è difficile tenere nella nostra mente una tragedia così grande, la psiche vorrebbe espellerla.

“Questa cosa non doveva accadere, non ci posso credere.” pensiamo tra noi.

Sentiamo di perdere alcuni punti di riferimento importanti come la convinzione che non si possa morire a 14 anni  mentre si va in discoteca ad un concerto. Quando l’emozione che viviamo è troppo forte perché il nostro cervello la possa “digerire”, cioè elaborarla, essa rimane bloccata e tutte le volte in cui si verifica una situazione simile a quella del trauma sperimentiamo quell’emozione con la stessa intensità con cui l’ abbiamo sentita la prima volta. 

Quei giovani sono morti in modo imprevedibile senza che si sia potuta controllare la situazione,  si è trattato di persone molto giovani, adolescenti e dunque in una condizione di fragilità; è deceduta anche una giovane mamma per proteggere la figlia.

Tutto ciò fa leva sulla nostra parte fragile, favorendo una forte identificazione con i protagonisti della tragedia, ci fa immedesimare in loro, come se fossimo anche noi vittime, quelle che la psicologia dell’emergenza definisce “vittime di sesto tipo”. Questi sono soggetti che avrebbero potuto rimanere direttamente coinvolti o che sono vittime di traumi pregressi non elaborati.

La nostra impossibilità di controllare gli aspetti imprevedibili della realtà viene sollecitata dal profondo.

Cosa fare per gestire questi disagi?

In primo luogo è importante poter parlare con gli altri delle nostre emozioni e lasciare che esse si esprimano liberamente con il pianto o in altre modalità, stare insieme a persone con cui ci sentiamo a nostro agio e liberi di esprimerci così come ci viene. Cercare di riprendere ritmi di vita regolari con le nostre solite abitudini e se possibile fare sport o comunque mettere in movimento il corpo.

In ogni caso è necessario evitare situazioni di isolamento o ritiro sociale: la vicinanza degli altri è di grande aiuto.

Con il passare del tempo il disagio si allontana?

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Molte persone pensano che il tempo guarisca tutte le ferite e che se cerchiamo di allontanare i pensieri tristi prima o poi tutto passa. Non è così.  Al contrario accade che il disagio, allontanato in un primo momento dai meccanismi difensivi, possa comparire anche a distanza di sei mesi ,un anno, facendo emergere una sindrome post-traumatica prima sommersa.

In tutti questi casi è di grande utilità l’applicazione dell’EMDR, che sblocca le emozioni disturbanti e ne consente l’elaborazione. Tale tecnica è tanto più efficace quanto più viene applicata precocemente ed è per questo che chi lavora nell’emergenza interviene immediatamente a ridosso dell’evento traumatico.

Così è accaduto per i fatti di Corinaldo: psicologi del pubblico e volontari del privato si sono attivati e continuano a farlo per trattare tutti coloro che vivono disagi legati alla tragedia.

Quando le vittime delle catastrofi sono numerose, come in questo caso, sono molto utili interventi di gruppo: all’inizio si effettuano incontri di psicoeducazione sul trauma per aiutare la cittadinanza, gli alunni delle scuole, gli insegnanti, i genitori, a riconoscere i segnali di disagio e a mettere in atto strategie di self-help.

In seguito si interviene su coloro che presentano segnali di persistente disagio: si possono mettere in atto trattamenti psicoterapeutici individuali  o di gruppo. In tal senso l’EMDR si rivela molto utile perché prevede la possibilità di effettuare trattamenti di EMDR di gruppo.

L’EMDR di gruppo consente di trattare più persone (al massimo 15) contemporaneamente, facilitando l’immediatezza dell’intervento nei disastri (terremoto); può essere utilizzato anche con gruppi accomunati da una problematica comune come: attacchi di panico, depressione, genitorialità con figli affetti da gravi patologie, ecc.

In questa ultima applicazione, oltre ai benefici dell’EMDR gli utenti possono sperimentare dinamiche relazionali che , gestite da uno psicoterapeuta, consentono di agire su dinamiche intrapsichiche profonde.

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