Separazione e figli: come comportarsi e come dirlo

Quando un rapporto di coppia non è più funzionante gli adulti prendono in considerazione l’ipotesi della separazione. Questo momento già di per sé delicato lo diventa ancora di più se ci sono dei bambini coinvolti. Ecco perché quando si parla di separazione e figli bisogna sapere come comportarsi per gestire al meglio la situazione e rivolgersi a uno psicoterapeuta quando se ne sente il bisogno.

Separazione coniugale: che fare con i figli?

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Ogni volta che una coppia con figli pensa di separarsi, si pone molte domande: “..se ci separiamo i figli rimarranno segnati per sempre? È meglio rimanere separati in casa per non turbare i bambini con l’allontanamento di uno dei due genitori? Come facciamo a dire ai figli che ci separiamo? Quali parole sono giuste per farsi capire ed evitare traumi?”
Gli interrogativi sono molti e come sempre le risposte vanno declinate in base alla situazione particolare.
Anche in questo campo le conoscenze di uno psicologo-psicoterapeuta sono utilissime.

Separazione e figli: mi separo o resto nel rapporto per non traumatizzare i bambini?

Prima di tutto dobbiamo pensare che i nostri ruoli di compagno/a e di genitore non possono essere dissociati come se appartenessero a due persone diverse. Si può stimare il partner come padre e non come marito, ma non possiamo pensare di rimanere in una relazione che per noi non esiste più con l’illusione di trovare la serenità perché i figli stanno bene.
Inoltre, i figli in realtà non stanno affatto bene in una situazione del genere perché percepiscono nettamente la frattura nel rapporto tra i genitori e notano la finzione che viene messa in atto tra loro.
Quello che imparano è che se si è infelici in una relazione, bisogna far finta di nulla e soprattutto non parlarne.
È chiaro poi che l’infelicità prodotta dalla permanenza in un rapporto che non riveste più alcuna affettività ci rende tristi, ed il nostro stato interno influenza quello dei figli.
Meglio una triste verità che una bella bugia.

Separazione: come dirlo ai figli?

La situazione migliore è quella in cui la comunicazione viene effettuata dai due genitori in modo congiunto, questo contesto rassicura i figli: pur nella separazione i loro adulti di riferimento restano uniti per quello che riguarda il loro ruolo parentale.
Inoltre si evita la confusione che nasce quando i coniugi danno spiegazioni tra loro contrastanti.

A che età i bambini capiscono le nostre spiegazioni?

Non c’è un’età minima al di sotto della quale i figli ignorano un grave cambiamento familiare come l’assenza di un genitore dalla quotidianità. I bambini percepiscono nettamente il senso di mancanza e di assenza fin da piccolissimi. Sta a noi trovare il modo giusto per farci comprendere.

Se la relazione si è interrotta durante la gravidanza o i primi mesi di vita ed il partner è da sempre assente, come ci dobbiamo comportare?

In questo campo la letteratura psicologica e l’esperienza sono molto chiare: raccontare bugie ai figli è quanto di più sbagliato si possa fare, anche se talvolta si è convinti di evitare una sofferenza.
I bambini avvertono chiaramente il clima familiare e dunque notano la difficoltà con cui il genitore parla del l’assenza del partner, senza contare che può capitare all’adulto di parlare della propria situazione con qualcuno e di essere ascoltato, come pure è possibile che qualche altro bambino sia al corrente della cosa e ne parli.
Dunque le conseguenze delle bugie sono queste: i bambini apprendono ad evitare tutte le comunicazioni relative all’assenza di un genitore, pensando che sia sbagliato parlarne (come fanno gli adulti) e che bisogna fare finta di niente. Ogni loro domanda sul significato di quella realtà viene censurata per non mettere in difficoltà gli adulti.

Quanto può reggere una falsa spiegazione?

Nella situazione sopra menzionata, spesso qualcuno inventa che “il babbo lavora lontano”, o qualcosa di simile. La reazione dipende molto dall’età del bambino, ma prima o poi egli inizia a porsi domande, per esempio si chiede perché il babbo pur lavorando lontano non telefona mai.
Oppure può pensare che se il papà non vuole più vivere in casa è colpa sua.
Prima o poi l’evidenza della menzogna emergerà e quando tutto sarà svelato rimarrà nel bambino la sensazione di non potersi fidare del proprio genitore perché mente.

Separazione e figli come comportarsi e quali parole bisogna usare?

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Certamente il tipo di spiegazione va calibrato in base all’età del bambino, ma non c’è una formula standard.
In realtà il problema principale degli adulti non è quello della scelta dei termini, spesso dietro alle resistenze c’è una serie di sensazioni di disagio personale che il genitore prova nel trattare l’argomento.
Talvolta è il senso di colpa per la sensazione di aver danneggiato il figlio scegliendo un partner sbagliato, o decidendo di ascoltare la propria sofferenza nella relazione col compagno/a.
In questi casi è bene farsi aiutare da uno psicoterapeuta prima di effettuare la comunicazione.

Come posso evitare la sofferenza per la separazione ai figli?

Questo tipo di sofferenza è inevitabile, fa parte della vita, come le malattie o la perdita delle persone care. Quello che possiamo fare è dare ai bambini la nostra vicinanza, trasmettere la sensazione che potranno sempre parlare di qualsiasi cosa passi loro nel cuore e nella mente perché siamo capaci di comprenderli e rassicurarli.
È utile comunicare che anche se i genitori non si vogliono più bene tra loro, continueranno ad amare come prima la prole, e ciascun figlio sarà libero di incontrare i genitori quando vorrà senza che nessuno se ne dispiaccia.
Se i bambini avvertono la presenza affettiva di entrambi i genitori e la loro disponibilità a rimanere uniti in quella veste, la sofferenza verrà elaborata.

Separazione: quando i figli diventano proiettili

Quando la rabbia verso l’ex coniuge acceca e l’unico intento è quello di colpirlo, può accadere che più o meno consapevolmente si usino strategie per mettere in cattiva luce l’altro genitore e alienargli l’affetto del figlio.
Si parla male ai figli dell’altro coniuge, s’inventano scuse per non mandare i minori da lui nei giorni stabiliti, si comprano regali che possano accattivare la simpatia del minore, ecc.
In realtà i proiettili colpiscono anche i figli, che si sentono costretti a schierarsi quando non vorrebbero farlo e che vedono l’immagine del padre (o della madre) divenire negativa, sentendosi conseguentemente “sbagliati” perché nati da persone sbagliate.

 

Dott.ssa Anna Grazia Cerioni, annagrazia.cerioni@gmail.com, +39 338-5950253.

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