Sulla Depressione: il mio intervento al Dday
Parlando della depressione molti di noi si chiederanno: “A chi si deve rivolgere chi soffre di depressione, da chi viene curato?” Nell’immaginario collettivo di solito compare lo psichiatra , vissuto con grande preoccupazione perché associato allo stigma della pazzia come malattia irreversibile, pericolosa, ecc… Oppure si pensa allo psicologo fonte di preoccupazione leggermente inferiore anche se l’immagine che si ha di questo professionista è spesso confusa con quella dello psichiatra. La possibilità più terrificante è il ricovero nel reparto di psichiatria vissuto come un marchio indelebile che collocherebbe la persona ai margini della società.
Dietro all’immagine di questi interventi c’è spesso la convinzione che l’approccio terapeutico sia finalizzato all’eliminazione o riduzione dei sintomi, ed in molti casi che alcuni disturbi siano inguaribili e condannino chi ne soffre ad una vita da paria. La realtà è più complessa, come complesso è l’individuo, ma è anche meno angosciante.
I problemi della salute mentale vengono affrontati da un Servizio Sanitario, il CSM, che in Ancona è in via G.Bruno ed il cui compito è la prevenzione, la cura e la riabilitazione di coloro che vivono situazioni di disagio psichico.
Fermiamoci sul concetto di cura:poiché l’individuo è complesso e unico ,l’approccio alla sua sofferenza non può essere semplice, uguale per tutti e gestito da un’unica figura professionale.
La cura della depressione, come quella delle altre patologie psichiche prevede sempre un progetto terapeutico individualizzato, all’interno del quale si effettuino attività di diagnosi, terapia riabilitativa e socio riabilitativa. Il progetto viene elaborato dagli operatori insieme al paziente e ai suoi familiari e viene periodicamente rivisto.
Questo significa che in primis c’è necessità di effettuare una diagnosi che individui il tipo di disturbo e le caratteristiche di personalità in cui esso si presenta (la depressione è diversa da un individuo all’altro). Ciò è necessario per strutturare una serie di azioni finalizzate al recupero del paziente. Tali azioni possono prevedere una terapia farmacologica e/o psicologica (terapia individuale, familiare, di gruppo), da seguire a casa, oppure in strutture semiresidenziali, o residenziali, e, nei casi più seri, durante un temporaneo ricovero ospedaliero . Spesso anche i familiari vengono sostenuti con percorsi specifici.
Ma cosa significa recupero del paziente depresso?
Il disturbo psichico ha conseguenze invalidanti (parliamo dei casi gravi) sulle capacità sociali della persona, ostacolandone la possibilità di assumere quei ruoli sociali che sono parte integrante della nostra esistenza. Mi riferisco all’inserimento nel gruppo familiare, amicale, lavorativo, ecc…Attraverso interventi di riabilitazione sociale (inserimento in gruppi lavorativi, ricreativi, sportivi, di discussione ecc,,,) la persona viene aiutata a potenziare le sue capacità residue per riacquistare un proprio ruolo sociale. La riabilitazione sociale favorisce il recupero, che è il fine ultimo dell’intervento globale; il nostro scopo è che il paziente, pur convivendo talvolta con una patologia psichica possa comunque migliorare la propria salute, vivere una vita soddisfacente realizzando progetti di vita autodeterminati. Interessante a tal merito l’esperienza della Dott. Linda Gask, docente di Psichiatria all’Università di Manchester, psichiatra del SSN in pensione, affetta da depressione fin dalla giovinezza.
Detto tutto ciò, è importante ricordare, facendo riferimento a quanto più volte sostenuto dal Prof. Antonello Correale, che il fattore terapeutico fondamentale rimane la relazione tra il paziente e chi se ne prende cura, ovvero ciò che è chiamato transfert. È importante che la persona abbia la percezione che ha stabilito un legame con qualcuno che si prende cura di lui, e pertanto possa dire “Sto andando dal Dott. X..” piuttosto che:”Sto andando al Servizio di psichiatria.”
All’interno del processo di riabilitazione acquisisce importanza tra le altre azioni socioriabilitative (inserimento lavorativo, cohousing ecc….) l’inserimento ad un gruppo A.M.A. (auto mutuo aiuto), i cui partecipanti non sono solo soggetti affetti da patologie e pazienti del CSM, ma persone qualunque , unite da un comune problema di vita che trovano beneficio nel reciproco sostegno emotivo.
In tal senso può essere emblematica l’esperienza del progetto Fantasia, progetto nato nel 2000 all’interno del CSM di Ancona, progetto che ebbe origine dall’idea di alcuni operatori di riunire alcune pazienti in stato di compenso emotivo ma prive di riferimenti sociali.
Questi incontri stimolarono le abilità sociali delle pazienti che si attivarono per organizzare una sede e che dettero origine al primo gruppo A.M.A.: Simpatia, attualmente in Ancona e gruppi di Auto Mutuo Aiuto sono 13 su tematiche differenti.

